Cartacei. Collezione Punto Fermo
Per questa edizione di Palinsesti, Kusterle riprende alcuni lavori inediti della serie Cartacei (2019-2022). In questo ciclo i soggetti raffigurati e lo sfondo hanno pari dignità, entrambi sono protagonisti. Ogni immagine è il frutto della scansione e sovrapposizione di tipologie di carte diverse, di recupero, trovate in qualche libro antico o laboratorio di restauro. Ognuna di esse è stigmatizzata dai segni del tempo: imperfezioni, strappi, gore.
Figure maschili e femminili si materializzano in corpi di cellulosa. Tutte hanno gli occhi chiusi perché l’osservatore non concentri la sua attenzione sullo sguardo, ma sull’intero corpo. Il linguaggio del corpo, appunto, tanto caro a Kusterle. I personaggi rappresentati appaiono in rilievo come nella tecnica scultorea dello stiacciato. Ogni forma non è mai disarmonica, denota grande rigore e ricerca estetica, respira un’armonia classica.
Per Kusterle è anche importante vivere il presente, confrontarsi con temi di rilevante e globale attualità. Le donne con il capo velato, o le pietre che lacerano l’epidermide di carta di un corpo con le mani legate a cui fanno da contrappunto due stampe con la lapidazione di santo Stefano, primo martire cristiano, ci ricordano che purtroppo la storia non è “magistra vitae” perché persevera nel ripetere gli stessi errori-orrori.
Nella serie dedicata ai ritratti di animali, gli occhi vitrei del montone, del bufalo, dell’asino, del coniglio, della mucca, del cavallo, con le froge dilatate, conservano un iperrealismo memore di Pisanello. In questo ciclo l’autore, attraverso ripetute cancellature e abrasioni, giunge all’astrazione. L’azione di sottrarre, togliere, cancellare ha come legittima conseguenza l’astrazione. Almeno apparentemente. Se infatti guardiamo con attenzione le opere troviamo in esse moltissimi riferimenti, indizi, che ci riconducono alla realtà, concreta, quella vissuta ed esperita quotidianamente dall’artista. Negli ultimi lavori di Kusterle la ricerca del non oggettivo, del non definito, è solo un pretesto per consentire una più attenta osservazione e lettura delle cose, la volontà di scoprire o immaginare mondi possibili, altri. Tutta la sua poetica ha lasciato spazio all’immaginazione. In Kusterle non ci sono certezze, ma possibilità. Possibilità di continue trasformazioni, metamorfosi, palingenesi. L’invito è allora quello di fermarsi, di dedicare del tempo all’azione del vedere, di non lasciarsi distrarre e irretire dalla fugacità dell’effimero, riuscendo a farsi sorprendere da ciò che all’apparenza è invisibile agli occhi.
| Luogo | Artista | Opera |
|---|---|---|
| Essiccatoio Bozzoli |